Un nuovo anno è appena iniziato, hai fatto il bilancio dell’anno passato e hai deciso che la tua vita lavorativa e personale forse ha bisogno di una svolta, di un cambiamento o di più cambiamenti, insomma, c’è bisogno di fare qualcosa.

E così hai immaginato possibili alternative, allineate con le tue aspettative e stilato la lista dei buoni propositi. Fino a qui tutto perfetto, solo che sembra proprio un dejà vù.

Ti è già accaduto che queste illuminazioni di inizio anno si affievoliscano perse nella marea di attività quotidiane che riprendono e, inesorabilmente, travolgono i tuoi progetti di vita, vero?

Come puoi evitare, questa volta, che a metà anno le tue aspirazioni di gennaio siano diventate già “il prossimo anno farò, cambierò, deciderò”?

Come puoi far sì che i deboli germogli dei progetti, anche quelli di fondamentale importanza per te, sopravvivano alla prevalenza del dover fare, delle abitudini e della pigrizia?

Nella mia attività di Coach frequentemente mi confronto con persone che, insoddisfatte della loro situazione attuale, hanno grosse difficoltà nell’attuare un processo efficace di cambiamento positivo.

Perché?

Non puoi cambiare la tua vita professionale senza almeno un po’ di metodo

Pensa adesso a un tuo possibile cambiamento professionale.

Forse sai già che per attuarlo un metodo può aiutarti a mobilitare le tue forze, spesso deboli, nel sostenerlo.

Ma, diciamocelo, il metodo è difficile e richiede una serie di passaggi molto faticosi che hanno il difetto di togliere quell’aura di bellezza e illusione ai sogni di vite o carriere diverse.

Tranquillo, è così per tutti.

Molto più comodo aspettare che il caso, l’azienda o il capo ti servano su un vassoio d’argento quel cambiamento che… vorresti tanto ma che ti fa “fatica” attuare da solo.

Ma andiamo nel pratico…

Quale è il metodo migliore per cambiare un lavoro che non ti soddisfa o addirittura per cambiare il corso della tua vita?

Credo che, come per tutti i progetti, soprattutto se pluriennali, la base di partenza sia l’utilizzo di un supporto schematico. Stiamo parlando di un percorso, di un viaggio e penso che la metafora migliore sia quindi quella di una mappa.

Costruisci la mappa del tuo cambiamento

Per iniziare dovresti pensare e definire qual è il tuo punto di partenza e qual è il tuo punto di arrivo preciso o almeno il meno confuso possibile.

Dovresti anche tracciare un percorso che sia coerente con i tempi che ti dai o che hai a disposizione.

Vediamo come…

Come primo passo analizza la tua situazione attuale

Quali capacità, competenze, esperienze, vincoli, opportunità, situazione economica hai o stai vivendo in questo momento?

Come secondo passo decidi un periodo di tempo accettabile

Evita di darti tempistiche troppo strette o addirittura impossibili, sii obiettivo.

Come terzo passo scegli qual è il tuo obiettivo

Quale situazione lavorativa o personale rappresenta il tuo vero desiderio – quella situazione nella quale sei ragionevolmente sicuro di trovare soddisfazione, realizzazione e affermazione delle tue potenzialità.

Una volta che avrai definito questi punti ti sarà più facile passare alla quarta fase.

Come quarto passo traccia il percorso definendo le azioni per tagliare il traguardo

Sarebbe bello avere un percorso lineare, ma nella realtà è alquanto difficile. Avere un obiettivo chiaro ti permetterà però di correggere il percorso quando ti accorgerai di essere su una direzione sbagliata.

Ma soprattutto quando hai un percorso tracciato la propensione a rimandare diminuisce. Già domani, la prossima settimana, devi darti degli obiettivi parziali da raggiungere.

Faccio un esempio: se una delle condizioni per raggiungere il tuo obiettivo è una perfetta conoscenza della lingua inglese, già domani (e non prima o poi!) devi darti l’obiettivo di cercare 3 o 4 scuole di inglese da selezionare.

È inutile sottolineare come il disegno del progetto richieda una profonda e realistica analisi di te e una implacabile rappresentazione della realtà, bella o brutta che sia.

Utilizzando personalmente questo metodo più di una volta nella mia vita, ma soprattutto aiutando molte persone a costruirlo durante un percorso di Coaching, ho rilevato però alcuni punti critici che credo tu abbia già identificato.

Vediamo insieme quali sono…

Il primo punto critico è la valutazione che hai di te stesso

Tutti tendono, per sopravvivere, ad essere particolarmente tolleranti con se stessi e con i propri punti di debolezza e inadeguatezze. Questa comprensibilissima tendenza però ha l’effetto di accorciare pericolosamente la distanza – il gap direbbe qualcuno – tra quello che siamo e quello che vorremmo essere.

Che cosa puoi fare per ridurre la distanza tra ciò che sei e ciò che vorresti essere?

Solo con l’utilizzo di strumenti oggettivi quali ad esempio il bilancio delle competenze o test di vario tipo puoi avere una rappresentazione della situazione più veritiera e misurabile. Non dimenticare però di confrontarti con gli altri – coach, counselor o un’altra figura a scelta – per ridurre l’effetto distorsivo della valutazione solo personale.

Il secondo punto critico è la distanza dalla realtà e il suo rapporto con il tempo che ti dai

Talvolta vorremmo tutto e subito, altre volte poniamo i nostri desiderati obiettivi ad una distanza dalla realtà incolmabile.

Prova a trovare il giusto equilibrio.

L’ultimo punto critico, il più vasto, è la definizione del tuo obiettivo

Può capitarti di essere insoddisfatto della vita, del lavoro, della realtà attuale ma spesso manca la consapevolezza di ciò che ti renderebbe soddisfatto. E la mancanza di chiarezza dell’obiettivo da raggiungere è la prima responsabile del fallimento di qualsiasi progetto.

Personalmente trovo estremamente faticoso aiutare le persone a identificare chiaramente quale lavoro, vita, realtà li troverebbe veramente soddisfatti.

Spesso ci si affida a modelli di successo idealizzati o forniti dal contesto (famiglia, social, marketing) per scoprire poi che non sono assolutamente quello che fa per noi.

Avere un obiettivo chiaro, preciso e soprattutto personalizzato è la condizione essenziale di successo per l’efficacia del tuo cambiamento.

E anche se definirlo richiede molto tuo tempo e impegno, sapere cosa vuoi è già parte del progetto di cambiamento… stai lavorando per te!

Buon viaggio.

Hai qualcuno a cui consigliare l’articolo – magari un collega? =)

Leonardo Paoletti

Fiorentino, con dieci anni di azienda alle spalle in area HR, ha deciso di cambiare vita al cambio del millennio e seguire la propria passione di ‘insegnare’. Con Claudio Vernata ha fondato AdActa Consulting, una entusiasmante nuova avventura, nella quale valorizzare l’esperienza di quindici anni di aula e, al tempo stesso, confrontarsi con nuove idee, metodi e persone. Anni di progettazione e gestione di percorsi di formazione e sviluppo per numerose aziende lo hanno convinto che per fare questo mestiere ci vuole passione e impegno ma soprattutto bisogna… divertirsi.