Cosa serve realmente nelle aziende per essere un leader degno di fiducia?

Leadership è un termine abusatissimo, nelle aziende e nelle organizzazioni umane non aziendali, come governi, partiti politici, sindacati, team sportivi.

C’è una continua ricerca dei ‘leader’, di coloro che sappiano indicare la strada, qualunque sia la strada; e che possano anche condurre gli altri, su questa benedetta strada.

Perché nelle aziende trovare dei leader efficaci è così complesso?

Avete mai pensato che nelle aziende i capi non vengono eletti dal basso?

Alzi la mano chi ha mai partecipato all’elezione del proprio capo!

Alcuni di voi già obietteranno che anche in certi momenti della vita sociale e politica ci troviamo dei leader non eletti, ma nominati.

Giusto, ma succede ogni tanto, fortunatamente, non è la norma. Anche il papa, per dire, di solito viene eletto e non nominato dall’alto…

E invece i capi, nelle aziende, vengono nominati da chi ha ruoli più alti nell’organizzazione.

Non ce li scegliamo noi.

Se poi saranno in grado di esprimere vera leadership dipende dai comportamenti che metteranno in atto e da come sapranno riuscire a generare presa e credibilità nei confronti dei propri colleghi e dei collaboratori.

E alla fine saranno i collaboratori a stabilire se questa famosa leadership c’è oppure no!

Che opinione avete sulla leadership del vostro capo?

Sono certo che chiunque lavori in azienda abbia una precisa opinione del suo capo e della sua capacità di agire correttamente la sua leadership.

O no?

Probabilmente anzi è uno degli aspetti principali intorno al quale formiamo la nostra valutazione rispetto al valore complessivo del capo (o capa) in questione.

La leadership che il nostro capo esercita è un aspetto che incide in maniera determinante sulla nostra motivazione personale, sull’adesione rispetto ai progetti e alle attività in cui siamo coinvolti, sull’impegno che mettiamo verso gli obiettivi che ci viene chiesto di raggiungere.

Ma la vera leadership in azienda, cos’è?

Cosa distingue (in azienda) il capo-leader dal capo-non leader?

Ve lo siete mai chiesti?

Qualcuno sostiene che i leader, per essere tali, debbano essere carismatici.

Bellissimo aggettivo, ‘carismatico’.

In realtà è un termine abbastanza neutro, non necessariamente ad accezione positiva.

La parola carisma viene da un termine greco che vuol dire più o meno dono degli dei.

Punto.

O ce l’hai o non ce l’hai.

E giustamente, dato che è un dono degli dei, se i suddetti non hanno ritenuto opportuno di fornirtene in dosi adeguate, non te lo puoi mica dare da solo.

Però l’etimologia non dice in cosa consista questa caratteristica che ci viene selettivamente donata.

Secondo voi, qual è la personalità più carismatica del XX secolo?

Piccola divagazione sul termine ‘carismatico’: qualche anno fa sfogliando una rivista internazionale (credo Forbes, ma potrei sbagliare) vidi un bel servizio in cui si riassumevano i dati di un sondaggio effettuato tra alcune centinaia di opinion leader dei giorni nostri.

Era stato chiesto di indicare chi fosse stata, secondo l’opinione dei personaggi coinvolti nel sondaggio, la personalità più ‘carismatica’ del XX secolo.

Sapete chi ha vinto, battendo di alcune lunghezze il Mahatma Gandhi, classificatosi onorevolmente secondo?

Adolf Hitler.

Il carisma non basta per identificare la qualità di un leader

Quindi mi verrebbe da concludere che il carisma da solo non basta per identificare la qualità del leader, contano quanto meno anche gli atteggiamenti che mostra all’esterno, le decisioni che prende, i valori personali o collettivi che esprime.

Al leader basta avere talento per avere successo?

Qualcuno sostiene che per essere un leader in azienda ci voglia anche talento.

Vero, ma anche qui bisogna intendersi sul termine.

Una persona di talento è qualcuno, donna o uomo che sia, che sa fare bene e meglio di altri alcune specifiche cose.

Per una particolare combinazione di caratteristiche personali, anche qui spesso innate, riesce dove altri non riescono.

Ma vi anticipo già che anche in questo caso il solo talento non basta.

Certo, il talento è spesso palese e identificabile.

In tutti i campi dell’agire umano si può riconoscere il talento.

Pensate al mondo dello spettacolo: Robert De Niro, Al Pacino, Meryl Streep o Cate Blanchett sono attori e attrici di talento?

Dipende dai gusti cinematografici, ma probabilmente la maggioranza risponderebbe di sì.

Oppure pensate al mondo dello sport: parlando di motori, Lewis Hamilton o Valentino Rossi hanno talento?

Nel calcio Lionel Messi o Cristiano Ronaldo hanno talento?

Federica Pellegrini nel nuoto?

Simpatici o antipatici che siano, possiamo essere loro fan oppure no, ma anche qui probabilmente la maggioranza ne riconoscerebbe il talento nel loro campo.

Possiamo elencare nomi di scrittori di talento, musicisti di talento, e così via.

Tutte persone che nei loro specifici campi, applicando i loro talenti, hanno avuto successo, hanno saputo emergere e raggiungere molti dei propri obiettivi.

Perché il talento da solo non è sufficiente per essere un leader di successo

Ma sono anche convinto che potrebbero venirvi in mente molti nomi di persone, in qualunque campo, che pur avendo indubbiamente talento non sono riusciti a raggiungere i medesimi risultati, si sono persi per strada, o dopo un primo exploit sono poi finiti ai margini del loro campo di attività.

Perché? Cosa è successo, o meglio cosa mancava?

3 ingredienti senza i quali il talento non si trasforma in leadership di successo

Può darsi che mancassero alcuni ingredienti fondamentali senza i quali il talento non si trasforma in successo, e men che meno in leadership.

Questi ingredienti sono:

1. La motivazione

2. La costanza nell’applicarsi

3. Il metodo

Ed è necessario possederli e coltivarli tutti e tre.

Applichiamo questo concetto alle aziende.

Chi è il manager di talento?

Il manager di talento è quello che riesce a vivere il proprio mandato professionale con passione e motivazione personale e riesce anche a trasferire la propria motivazione, in modo quasi contagioso, a chi sta intorno a lui (o lei) o dipende da lui (o lei).

Ma non basta.

Deve essere anche costante nella sua performance, deve aggiornarsi professionalmente nel proprio campo, deve prepararsi bene prima per poter gestire bene poi.

E deve avere un metodo.

Perché il metodo è indispensabile per un leader di successo

Il metodo non sono le cose che facciamo, è il ‘come’ le facciamo, la regola che utilizziamo e rispettiamo per dare coerenza alle nostre azioni.

E nel tempo diventa il tratto distintivo dell’agire professionale, della credibilità e dei risultati che otteniamo.

E ha un vantaggio: per applicare un metodo non ci vuole né talento né carisma.

Basta decidere di volerlo applicare.

6 regole di metodo che rendono chiunque un leader/manager migliore

Vi lancio qualche spunto concreto: poche regole di metodo che, se applicate costantemente, incrementano lo spessore manageriale di chiunque, talentuoso o meno che sia dal punto di vista personale.

Sono solo degli esempi di base, e sono certo che molti di voi, se ricoprono ruoli di responsabilità, già agiscono così…

1. Se dovete dare un feedback positivo a un collega o a un collaboratore, cercate di farlo alla presenza di altri colleghi. Il rinforzo è maggiore e l’effetto motivazionale più duraturo.

2. Se dovete dare un feedback negativo, fatelo in privato e aggiungendo anche le motivazioni oggettive che vi spingono a darlo. Comunque, mai in presenza di altri.

3. Se avete preso un impegno, onoratelo. Non promettete mai una cosa che potreste trovarvi poi a non poter rispettare. La credibilità personale è uno dei valori professionali più importanti nel medio-lungo periodo.

4. Ascoltate gli altri prima di esprimere i vostri pareri e fate molte domande per avere tutte le informazioni che vi servono. Ascoltare le parole degli altri aumenta le nostre conoscenze su di loro e li induce ad avere più fiducia in noi.

5. Agite eticamente e comportatevi lealmente e nel rispetto delle regole. Il primo a rispettarle deve essere colui che a sua volta le deve far rispettare.

6. Se vi rendete conto di aver preso una decisione sbagliata, ammettetelo francamente e proponete subito delle azioni correttive. È importante farlo in modo tempestivo, prima che qualcun altro vi faccia notare l’errore commesso.

Ecco, applicare un metodo manageriale vuol dire per esempio comportarsi costantemente così.

Ovviamente questi che ho elencato sono solo alcuni assunti di base. (Leggi ancheI 10 comportamenti che rendono efficace l’azione manageriale)

Quando teniamo i nostri corsi manageriali si va molto più in profondità e nel dettaglio.

Quale particolare talento occorre per applicare un metodo?

Nessuno.

Basta decidere di volerlo fare.

Se invece mettiamo in atto i comportamenti opposti possiamo essere certi che la lancetta della nostra leadership tenderà rapidamente verso lo zero, anche se siamo convinti di essere bravi e talentuosi.

O carismatici.

Quindi, cari manager, coraggio.

Leader a volte si nasce, ma con un po’ di metodo, di motivazione e di applicazione si può arrivare comunque a livelli egregi.

Anche se magari non si diventerà mai il Mahatma Gandhi.

E sperabilmente neanche Adolf Hitler

Hai qualcuno a cui consigliare l’articolo – magari un collega? =)

Claudio Vernata

Nato a Roma, ma ormai milanese di adozione. Ha fondato AdActa Consulting con Leonardo Paoletti. Ha esperienze nella direzione HR della Pirelli e della Rinascente Grandi Magazzini, dove è stato per dieci anni HR manager. Progetta e gestisce percorsi formativi su tutte le tematiche manageriali. La sua missione: fornire strumenti alle persone per vivere meglio la dimensione professionale e raggiungere i propri obiettivi. Per questo i suoi interventi sono improntati a concretezza e praticità.